Psicologo Modena

PSICOLOGO MODENA. PRIMO COLLOQUIO E CONSULENZA PSICOLOGICA

  • Le aspettative del paziente

  • Importanza del primo colloquio

  • La risposta terapeutica dello psicologo o psicoterapeuta

  • Consulenza e terapia

PSICOLOGO MODENA. Quali sono le aspettative del paziente?

Il primo colloquio è il momento in cui una persona sofferente e in difficoltà si trova a concretizzare ciò che ha deciso da più o meno tempo di fare, cioè chiedere aiuto. Porta quindi nel primo incontro con lo psicologo o psicoterapeuta la sua sofferenza, i suoi problemi, le sue difficoltà, le sue paure, ma, forse ciò che è più importante, soprattutto le sue aspettative rispetto allo psicologo Modena. Quasi sempre chi chiede aiuto perché sta male ha una speranza molto forte di ricevere una soluzione o comunque un grande beneficio dallo psicologo Modena, ma contemporaneamente ha anche la paura che questo possa non succedere.

“Sarà la persona giusta?”, “Riuscirà a capirmi?”, “Sarà in grado di aiutarmi?”, “Mi posso fidare di lui?”, sono le domande che inevitabilmente si pone la persona all’inizio e durante il primo colloquio con lo psicologo e lo psicoterapeuta.

Il primo colloquio è quindi un incontro tra due persone, e tra le loro aspettative. Quelle del paziente, appena ricordate, ma anche quelle dello psicologo Modena. Lo psicologo o psicoterapeuta si aspetta infatti di riuscire più o meno rapidamente a farsi una idea precisa delle problematiche della persona, mescolando, con la pazienza e l’abilità che gli derivano dall’esperienza, ascolto silenzioso e rispettoso a domande mirate. Lo psicologo Modena deve tenere in grande considerazione le aspettative del paziente, perché queste possono condizionarne l’atteggiamento, più o meno aperto e delegante o più chiuso e diffidente. Non è assolutamente scontato che il paziente decida di fidarsi subito di quello che è ancora uno sconosciuto e di aprirsi con lui su se stesso, su particolari di intimità della propria vita. Non infrequentemente il paziente viene da esperienze precedenti in cui si è sentito deluso, non capito, si è “scottato” e quindi tende comprensibilmente a essere inizialmente cauto e riservato. La fiducia non viene consegnata a priori, ma gradualmente man mano che il paziente, in base alle proprie sensazioni, “sente” che può fidarsi e affidarsi. Occorre quindi che lo psicologo Modena abbia molta pazienza e che punti a conquistare la confidenza e le informazioni dal paziente attraverso la costruzione di un rapporto empatico di fiducia, in cui il paziente avverta di sentirsi veramente ascoltato senza pregiudizi, “per come è”. Chi siede di fronte allo psicologo Modena di solito è in grado di capire abbastanza in fretta se il terapeuta è sinceramente interessato a conoscerlo e capire la sua sofferenza e quindi in grado di aiutarlo oppure no.

PSICOLOGO MODENA. Perché è molto importante il primo colloquio?

Oltre che a costituire concretamente l’occasione di incontro col paziente e di iniziare a costruire con lui un buon rapporto di fiducia (che sarà fondamentale anche per il lavoro nei successivi incontri e per determinarne le probabilità di successo), il primo colloquio è importante perché permette allo psicologo o psicoterapeuta di farsi una idea sul problema che causa la sofferenza del paziente. E in base a tale ipotesi proporre una “terapia”, cioè una risposta efficace alla richiesta di aiuto portata dal paziente. A volte non è sufficiente un solo colloquio, può darsi che il paziente tenda a rovesciare sullo psicologo Modena tutta la sua angoscia attraverso un fiume di informazioni dispersive o che viceversa prevalga la diffidenza e la riservatezza, e che quindi lo psicologo Modena non riesca a formulare una ipotesi di significato sufficientemente valida. In tali casi lo psicologo può chiedere di programmare a tempi brevi un secondo colloquio, un po’ come se fosse il prolungamento o secondo tempo del primo, per riuscire ad avere una visione più chiara e completa.
L’ascolto con rispettosa curiosità e senza pre-giudizi è un requisito fondamentale da parte dello psicologo. Solo così infatti potrà avvicinarsi a percepire qual è il “senso” per “quella” persona di ciò che gli sta succedendo in “questo” particolare momento della “sua” vita, e quindi formulare una ipotesi di lavoro che risulti sensata e significativa per la persona.

PSICOLOGO MODENA. La proposta terapeutica dello psicologo o psicoterapeuta

Dopo l’ascolto e la formulazione di una ipotesi sul problema, lo psicologo propone una “terapia”, cioè una modalità di aiuto a suo giudizio efficace per tale problematica. Le proposte terapeutiche possono essere varie. La più frequente, una volta individuato il problema, è quella di un percorso di psicoterapia più o meno breve. Tale percorso è costituito da una serie di colloqui o sedute terapeutiche, in cui si cercherà di lavorare con la persona attraverso una serie di tecniche per permetterle di trovare per il problema soluzioni diverse e più efficaci di quanto finora la persona abbia fatto (scelte, comportamenti, atteggiamenti, ecc) e di verificare man mano come procede l’applicazione di tali soluzioni. In altri casi, quando il nucleo del problema non appare evidente o risulta particolarmente complesso, la proposta terapeutica è di effettuare alcuni colloqui cosiddetti di chiarificazione, al termine dei quali si rivaluterà poi se e come procedere in base a quanto emerso dai colloqui. A volte in questi casi si può proporre al paziente un successivo colloquio allargato a persone per lui molto significative, per permettere di ottenere maggiori informazioni arricchite dai diversi punti di vista e per osservare meglio le dinamiche relazionali (spesso correlate in qualche modo alla sofferenza psicologica).
In altri casi la risposta terapeutica è di indirizzare la persona a colleghi più specializzati nella particolare problematica emersa (ad esempio a un neuropsicologo dell’età evolutiva in caso di un minore, o a un terapeuta della famiglia per particolari problematiche relazionali, o a un medico neurologo per un approfondimento diagnostico di sottostanti problemi fisici, ecc), facendo però sentire al paziente che non si tratta di “scaricarlo” ma di dargli con la maggiore onestà possibile le indicazioni per l’aiuto più adeguato al suo caso.
Non va sottovalutata la possibilità che lo psicologo o psicoterapeuta proponga al paziente di associare a un trattamento di tipo psicoterapeutico anche un aiuto farmacologico, chiedendo la collaborazione di uno psichiatra di fiducia per la valutazione e gestione di un parallelo trattamento farmacologico oppure, se lo psicoterapeuta è anche medico, valutando di gestirlo lui stesso insieme al percorso psicoterapeutico. L’eventuale aiuto farmacologico può essere preso in considerazione e proposto al paziente quando l’intensità dei sintomi di sofferenza è talmente forte da paralizzare il paziente impedendo un efficace lavoro nelle sedute di psicoterapia.

PSICOLOGO MODENA. Differenze tra consulenza e terapia

Il primo colloquio non sempre o necessariamente sarà seguito da successivi incontri. In tali casi  resta una consulenza specialistica data al paziente rispetto alla problematica portata.
Questo avviene di fatto in due circostanze. La prima è quando in base all’ascolto e alla valutazione della problematica lo psicologo Modena ritiene che non vi sia indicazione a un percorso di psicoterapia (o perché il paziente non appare motivato, o perché già nel primo colloquio si è evidenziata una concreta soluzione a quanto portato dal paziente e questo si ritiene così sufficientemente aiutato e soddisfatto, o se risulta più opportuno inviarlo a un altro specialista), oppure che non sia fattibile un percorso di psicoterapia tra lui e quel paziente (magari perché lavora a centinaia di chilometri di distanza, per i particolari orari di lavoro, ecc).
La seconda circostanza, non infrequente, è quando pur essendoci chiara indicazione a un percorso terapeutico di qualche tipo, il paziente sceglie di non presentarsi più da quello psicologo Modena. Ciò può avvenire quando non è scattato un sufficiente buon clima empatico e accogliente, di fatto o comunque nella percezione del paziente, o quando il paziente non è d’accordo con le valutazioni o con le proposte terapeutiche, o ancora quando comunque nel paziente – pur sofferente – prevalgono per svariate ragioni forme di resistenza interiore a “mettersi in gioco” in quel momento (magari espresse con razionalizzazioni tipo “non ho tempo”, “costa troppo”). Può darsi comunque che quanto “seminato” in quel primo colloquio possa portare il paziente a fare scelte diverse successivamente, a distanza di settimane o talora mesi o anni, in base a come varieranno la sua sofferenza e le sue motivazioni.

 

 

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